Le nuove barche, il futuro sostenibile dei pescatori

26 07 2011

“Abari, new titanic building, please” ecco la prima frase delle mie mattine qui a Kilifi: così chiedo al conducente del tuc tuc di portarmi all’ufficio del Cast. Per chi non avesse mai avuto il piacere di provarlo, il tuc tuc è il folle mezzo con cui tutti si muovono in questa zona, da Malindi a Mombasa. E’ un’ape car coloratissima, piena di adesivi e plastiche colorate. Se si sta molto attenti, si nota anche che spesso sono tematiche, e allora si scorge il conducente tifoso dell’Arsenal che riempie il suo mezzo di adesivi e colori della squadra inglese, il religioso che scrive citazioni della bibbia sui – ben pochi – vetri e persino l’appassionato di Gattuso, ebbene si!  Il tuc tuc corre ad una velocità folle nell’intricato traffico di Kilifi, accanto a me si intrecciamo matatu (i pulmini) e i boda boda, le moto, con 2 o 3 passeggeri a bordo. Le strade ti fanno sobbalzare che quasi preferisci le strade di terra battuta, quasi meno piene di buche rispetto alle poche in asfalto…io mi porto dietro sempre un libro … ma ovviamente è impossibile leggere!
Eccoci all’ufficio e dopo i saluti di rito siamo pronti a partire, oggi è una grande giornata: finalmente i chairman delle bmu si riuniranno insieme per la prima volta per osservare e, siamo sicuri, criticare, commentar e analizzare il loro futuro, ossia le barche per la pesca in alto mare.
I costruttori sono arrivati da Lamu, i chiodi da Pemba, la legna da numerosi villaggi circostanti, insomma, in queste 2 barche, che stanno nascendo dalle migliori risorse naturali della regione costiera del Kenya, si ripongono grandi speranze. Si sacrifica una capra di buon auspicio e il lavoro può iniziare. Ogni parte della barca, mi spiega Faith – membro dello staff Cast – necessita di un particolare tipo di legno che poi grazie all’acqua e al fumo viene modellato dagli esperti artigiani al lavoro, secondo le necessità. E’ un lavoro lungo e delicato, un solo errore e la legna si rompe e ovviamente bisogna ricominciare. “Sono troppo corte” dice il chairman della bmu Kilifi Center, “no, sono troppo basse” dice quello di Kuruwito, “per me vanno bene” dice l’illuminato chairman di Takaungu, la punta di diamante tra le nostre Bmu. Il lavoro si preannuncia lungo e la mediazione difficile ma stiamo costruendo una nuovo modo di pescare, un nuovo stile di vita, migliore e più sostenibile quindi l’importante è il risultato. Si continuerà a discutere fino al calare del sole sul creek di Kilifi ma siamo sicuri che il risultato sarà degno della grande aspettativa che tutti noi riponiamo in questo progetto.

Elisa Volpin
Coordinatrice del progetto in Italia – attualmente in missione in Kenya

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