Le nuvole sopra Santa Cruz – Panorami di preludio

11 08 2011

Le nubi generano un lungo sospiro quando intravedono la Citta’ della Croce potenziata. Si sa’ che esse preferiscono le montagne, le foreste, i fiumi e gli animali, ma per questa citta’ riservano un sentimento di affezione proveniente da lontano.
Prima di giungere a Santa Cruz i globi immacolati hanno conosciuto cittadine come Warnes e Montero, passato una moltitudine di corsi d’acqua, tra cui primeggia il rio Piraí; tappeti di pascoli infiniti con fattorie, panorami di alberi tropicali e bovini a scelta, visioni di piantagioni di canna da zucchero e di stabilimenti dell’agroindustria, di strade asfaltate e strade marroni. Immerso tra le palme e i prati ad un certo punto spunta il rettangolo scuro dove risiede l’aeroporto Viru Viru; anche se non è nulla rispetto a quello conservato nella memoria delle evoluzioni nuvolose, i viaggiatori che qui atterrano hanno assaporato piacevoli visioni.
Quasi tutti siamo a conoscenza del potere omnisciente delle nuvole, tuttavia qualche giovane paffuto virgulto non ancora bene formato, vedendo quello che gli scivola sotto, potrebbe perifimmaginare che il vento del norte riservi loro la savana secca del Chaco e poi le lunghe terre del sud. Invece la Citta’ de la sierra, la metropoli boliviana costruita sull’erosione naturale delle montagne, arriva come giungono i fenicotteri nel documentario musicato magistralmente dai Cinematic Orchestra.
www.youtube.com/watch?v=3smd5Ni3C0g

Le nuvole volano alte alte nel mondo con il vento e gli uccelli e le stelle come compagni, eppure non riescono a scorgere la fine del conglomerato urbano che si dipana laggiu’, in basso. All’inizio sono i nastri  d’asfalto che diventano sempre piu’ trafficati, poi le fabbriche, i magazzini, i distributori di combustibile e case basse disposte a mosaico da un architetto fantastico. Gia’ dalla periferia si intravedono molti puntini a due zampe in costante evoluzione: vendono in strada qualsiasi cosa possa risultare commerciabile, salgono e scendono dai micros, suonano il clacson, entrano nei supermercati, attendono un amore perduto, offrono piacere vuotato d’amore in cambio di denaro, controllano le ville e i condomini alti dei ricchi per pochi denari, cercano una vita nuova o ingannano la propria sfortunata esistenza. Si muovono come formiche ubique assetate di qualsiasi bene. Sono le stesse formichine che a nord, ad est ed a ovest -ma anche a sud- divorano foresta  senza fermarsi. Alle nubi immacolate piacciono poco le formiche. Quasi per nulla.

Stefano Marcora

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