Analisi di impatto ambientale sul campo

22 08 2011

E si riparte con le attività sul campo!
Questo mese è dedicato all’attività sull’ ecosystem analysis: ovvero si tratterà di capire quali metodi di pesca vengono utilizzati e il loro impatto sull’ecosistema. La partenza è stata tragicomica: tutto e tutti pronti per cominciare…peccato che nessuno si fosse ricordato di un dettaglio essenziale: l’inizio delle nostre attività coincideva esattamente con l’inizio del Ramadam! Errore nostro! Quindi abbiamo passato una prima settimana a convincere tutti quanti dell’importanza dell’attività e che fosse necessario iniziare il prima possibile questa indagine.  Per fortuna la fermezza di Faith, esperta di sensibilizzazione comunitaria, ancora una volta ha salvato l’attività: ha convinto tutti, a parte due Bmu, concordando che anche i pescatori che seguono il Ramdam avrebbero potuto partecipare ugualmente e che avremmo lasciato il riso apposta per loro per la sera.
Io e Scholar, antropologa di progetto, stiamo così passando ogni giorno sul field tra le comunità con Emmanuel, esperto del Kmfri – partner di progetto – per recuperare tutti i dati necessari. Emmanuel collabora con noi per aiutare le diverse BMU a capire l’impatto che i metodi di pesca da loro impiegati hanno sull’ecosistema marino e cercare quindi di migliorare le varie tecniche dei pescatori attraverso dei corsi di formazione specifici. Si inizia – come sempre ormai! – da Takaungu,la Bmupiù attiva: organizzati, seri e interessati a conoscere sempre qualcosa di nuovo per migliorare le loro attività. Con nostra grande sorpresa, però, abbiamo trovato anche in Roka un’altra ottima Bmu: il nuovo Chairman sta facendo veramente un ottimo lavoro e complessivamente sono quelli che hanno partecipato di più durante il focus group. In tutte le Bmu abbiamo chiesto che partecipassero almeno 12 pescatori agli incontri di raccolta dati; con nostra grande sorpresa abbiamo potuto notare la presenza di diverse donne, delle quali alcune partecipavano attivamente.

Nonostante gli argomenti e le richieste di Emmanuel siano difficili, i partecipanti sono attivi e, chi più chi meno, rispondono a tutte le domande e collaborano durante gli esercizi. Durante questi primi focus group proponiamo esercizi molto attivi e siamo riusciti a coinvolgere i 12 pescatori previsti, che si prestano alle varie dinamiche attività proposte: dal disegnare i loro landing site – il  luogo di attracco delle canoe – ad elencare cosa e dove pescano esattamente, fino a raccontarci quali tecniche di pesca usano, anche se magari proibite dal governo. Li vediamo davvero collaborativi e coinvolti e non mancano mai i momenti ludici: c’è chi mima le gare con le tartarughe, chi racconta dei pasticci che combinano quando pescano in tanti, chi invece racconta le storie sugli spiriti maligni dell’oceano. E capita anche di doverti spostare di corsa perché alzi lo sguardo e…vedi i serpenti nascosti tra i rami esattamente sopra di te!
I commenti di fine giornata sono sempre positivi: tutti ringraziano per avergli fatto aprire gli occhi e per aver fatto capire loro come alcuni metodi di pesca siano distruttivi per ecosistema e corallo; sono interessati a continuare questa attività e aspettano l’inizio dei workshop formativi per conoscere e migliorare le tecniche di pesca. Noi siamo molto soddisfatti di questi primi incontri e abbiamo notato una significativa trasformazione in 7 Bmu su 9: speriamo che anche le altre due seguano questa ondata di cambiamento e voglia di collaborare con noi.

Sono giornate belle e faticose, passate a discutere tutti assieme dalla mattina alla sera: si mangia riso Pilau (rigorosamente con le mani!) e si fanno due break di danza africana per risvegliare, come dicono loro, anima e corpo! Sono giornate lunghe ma piene di sorrisi, il rispetto è sempre maggiore e chi parla inglese mi racconta di tutto e di più, e pian piano nascono bellissime amicizie.

Beatrice Mazzeo
Tirocinante per il Cast in Kenya

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