Le nuvole dentro Santa Cruz – Panorami americani

31 08 2011

Anche se nessuno lo sa’, le nuvole gareggiano tra loro nel cielo. Non è una competizione insana come avviene piu’ in basso tra scatole di laSCZtta a motore, ma un divertimento appassionante. I globi con maggiore esperienza cercano aliti propizi di corrente con lo scopo di guadagnare qualche metro rispetto ai loro compagni, tuttavia l’impresa risulta non facile. Il norte è troppo maledettamente uniforme, e l’America è il luogo dove si celebra il viaggio per eccellenza.
Dopo la cavalcata sul mare di foreste e sui coralli montagnosi che lentamente si innalzano verso ovest, le nuvole sono al cospetto della Citta’. La’ sotto e’ sabato pomeriggio e tutto pare piu’ tranquillo. Meno micros e clacson in giro, meno esseri a due zampe che inseguono l’affanno: sono condizioni favorevoli per abbandonare per qualche minuto il gioco della velocita’ nel cielo e osservare quello che succede in basso.
Due milioni di abitanti, la stessa quantita’ di bancarelle nei mercati, decine di migliaia di pick-up e tanti cani liberi. Bianca come le pareti delle case, verde come i pascoli immensi che la circondano, marrone di tetti e di sabbia su cui e’ fondata.

Anche se in basso il vento del norte ha aumentato la sua intensita’ causa la distruzione della riserva forestale del Choré, passato il tercer anillo le nuvole scendono di quota per osservare da vicino il nucleo di Santa Cruz. Qui cominciano i palazzi dei benestanti, i semafori, le ville chiuse da muri con filo spinato elettrificato, le case a quadrilatero con il patio centrale, i locali del divertimento. Qui si raccolgono anche ragazzi di strada che sniffano colla, prostitute e uomini sventrati dalla vita. Sulle chiare strade pavimentate scivolano tranquilli mezzi a motore, mentre negli angoli piu’ oscuri odoranti di orina piccoli vortici trasportano un insieme di cartasabbiaplastica.
E’ sabato pomeriggio con il sole tropicale in ritirata verso altri mondi ma ancora ricco di calore, e dai cortili inizia la preparazione del rito della festa: sedie di legno poste in circolo, pentole ricche di cibo, pile di piatti di vetro, musica a livelli pornografici, pornografiche quantita’ di alcol che nei casi migliori dura fino alla luce del giorno successivo. E sbornie e balli infiniti.
Ora le nuvole passano radenti il campus dell’Universita’ autonoma, attraversano il primo anello e sono nel cuore della metropoli. Risalgono la breve pendenza della calle Junín contando le sue piastrelle dai sei lati e le case basse dai tetti sporgenti sorretti da colonne in pregiato legno tropicale. In un soffio i globi sono sopra la piazza principale. Vedono palazzisczplaza chiari in stile coloniale e quasi toccano le guglie della cattedrale. Con addosso il profumo dei fiori di frangipane, quando ormai si trovano tra la Sucre e la René Moreno, le nuvole prendono quota senza distogliere l’attenzione dall’epilogo del centro cittadino, dove forse si raccolgono gli angoli piu’ belli della metropoli.
Le ultime occhiate sopra la Citta’ della Croce potenziata sono destinate ai locali piu’ alla moda a sud, tra il primo e secondo anillo, di seguito le nuvole veleggiano definitivamente in alto. Ora possono tornare e dedicarsi alle loro pazienti competizioni, in attesa che il cielo d’America le accompagni verso nuove mutazioni di mondo.

Stefano Marcora

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