Intervista con Godwin Mugira: passione e professionalità

14 05 2013

chez mugira 05-05-13_0005_piccolaPiogge eccezionali a Kilifi: quando, alle 5 di sera di domenica 5 maggio, mi presento con Sara e Leone alla porta della casa di Mugira sono ormai quasi 72 ore di pioggia battente e ininterrotta. Con Mugira siamo praticamente vicini di casa, ma con tutta l’acqua che c’è in giro bisogna comunque studiare bene il percorso per evitare di sprofondare nelle pozze fino a metà polpaccio! Abitiamo a un paio di minuti a piedi l’uno dall’altro, ma, da quando ho trovato casa nel quartiere di Mnarani, dall’altra parte del ponte rispetto al centro di Kilifi, già due mesi fa, non ci siamo mai frequentati. Eppure passo spesso davanti a casa sua per le varie commissioni più o meno quotidiane: ogni mattina con Leone in braccio compro il latte due case più in là da Mama Anthony, nella falegnameria di fronte a casa di Mugira fa bella mostra di sé il tavolo quadrato che presto arrederà casa nostra e per andare dal meccanico di biciclette di fiducia passo praticamente di fronte a casa sua.

La vita di Mugira è ancora in gran parte un mistero per me: so solo che oltre al lavoro col CAST, è attivo in una moltitudine di altre faccende, secondo un principio di differenziazione e multifunzionalità che mi lascia spesso ammirato delle capacità imprenditoriali degli africani, dalla campagna alle città. Con Mugira, ancor più che con altri dipendenti, sono sicuro che se prende ferie non è per riposarsi, ma invece si dedicherà a una formazione sul microcredito per le donne,  con lo studio di consulenza che ha creato qualche anno fa, piuttosto che elaborare la strategia di uno studio sui prodotti finanziari per gli allevatori di vacche da latte della regione costiera per l’ONG che ha fondato tra un contratto e l’altro col CAST, oppure ancora qualche riunione dei consiglieri della Chiesa Presbiteriana di Kilifi.

Mugira è la memoria storica del CAST a Kilifi: solamente Chiara lo supera come anni di servizio (7 a 6!). Ha sempre lavorato nella mobilizzazione comunitaria e, quando appena arrivato ho fatto un primo giro di colloqui tra i lavoratori che ancora erano impiegati nel progetto Wavuvi in chiusura per capire le loro intenzioni, Mugira ha subito detto che voleva avanzare nella scala di responsabilità, lasciare il posto da Community Mobilizer e provare a ricoprire la posizione di Marketing Expert. Un po’ a malincuore, ho acconsentito. Non che pensassi che Mugira non potesse ricoprire quel posto: oltre a quello che dice il curriculum, Chiara mi aveva raccontato del suo ruolo nelle formazioni sul business planning ai pescatori beneficiari del Wavuvi. Più che altro speravo che per salto nella scala di responsabilità intendesse passare a fare il Field Coordinator, facilitandomi così una scelta difficile per una posizione che richiede capacità di mediazione e di programmazione, conoscenza dell’ambiente di lavoro e affidabilità, tutte qualità che Mugira possiede in abbondanza.

L’appuntamento per l’intervista è per domenica sera alle 5.

chez mugira 05-05-13_0003_piccolaPrima non avrei trovato il resto della famiglia, perché la moglie Jane da venerdì a domenica segue un corso avanzato alla Pwani University di Kilifi per infermieri. Insieme a noi c’è anche la seconda figlia, Josephine Kinya, che frequenta la scuola secondaria nella Contea di Meru, zona di origine di Mugira e Jane, a casa per le vacanze di aprile. Il primo figlio, Bernard Karani, studia farmacia all’università a Nairobi.

Jane lavora all’ospedale di Kilifi come infermiera e quando provo a coinvolgerla nella discussione sul progetto in un primo momento si tira indietro dicendo che non conosce molto del lavoro di Mugira. Quando invece si passa a parlare dei problemi legati all’utilizzo della farina di cassava, entra anche lei nel vivo della discussione, portando la sua esperienza di quando, appena arrivata a Kilifi, portava il sorgo al mulino per poi scoprire che la farina ottenuta faceva le muffe per l’abitudine degli altri clienti del mulino di lasciare ammollo il mais prima di macinarlo. Come tutte le madri di famiglia africane, anche Jane, nonostante il suo lavoro a tempo pieno, si appassiona agli argomenti di cucina, ma introduce nella discussione un elemento che non mi aspettavo: la tecnologia di produzione, la qualità dei prodotti e l’accesso al mercato. L’unico modo, secondo lei, di superare le resistenze al consumo di farina di cassava è di renderla disponibile in una forma che sia di pronto utilizzo e di garantirne la qualità. Dopo i problemi di conservazione della sua farina di sorgo, Jane ha iniziato a rivolgersi al settore dei negozi e dei supermercati, comprando farina confezionata. Mugira si sente chiamato in causa: è proprio il terreno su cui si dovrà muovere come Marketing Expert nel progetto Mihogo! Si dice fiducioso che l’esperienza di CAST nei passati progetti sulla filiera della cassava nel Distretto di Ganze darà i propri frutti: ormai, sostiene, abbiamo 3 gruppi di contadini e 2 unità di trasformazione della cassava con qualche anno di esperienza nella produzione di farina ed è sicuro che la scelta della materia prima, alla base di una farina di qualità, non porrà più problemi. Anzi, sarà suo compito valorizzare l’esperienza dei contadini di Tsengalaweni, Dzunguni e Mwaeba creando delle occasioni di scambio con i “nuovi” gruppi di contadini.

Con 22 gruppi di produttori afferenti al progetto, Mugira è convinto che neanche le quantità di materia prima potranno porre dei limiti di sostenibilità finanziaria all’attività di produzione, soprattutto se il progetto Mihogo sarà in grado di stimolare il coinvolgimento di tutti. Mugira ha metabolizzato bene l’idea dell’approccio di filiera che utilizzeremo nel progetto Mihogo: quando parla della partecipazione di tutti, non parla solo dei contadini beneficiari diretti del progetto, ma pensa già al coinvolgimento di altri attori: dai fornitori di input per l’agricoltura ai trasportatori di Ganze che potranno avere un ruolo centrale nell’appoggiare i contadini (che spesso identificano nel trasporto uno di limiti principali allo sviluppo delle loro produzioni) a muovere le radici da trasformare in farina e i vari prodotti intermedi e finali, ai negozianti che potrebbero aprire canali di vendita per la cassava finora inesplorati.

Guardando Mugira mentre parla della filiera della cassava, mi rendo conto di quanto il suo ruolo sia centrale nell’architettura dell’intero progetto e mi sento fortunato di averlo on board come dice lui nel suo inglese kenyota dalla “r” morbida! A parte le piccole difficoltà di comprensione legate alla sua pronuncia “originale”, mi sento proprio vicino a lui: tutti e due ci siamo appassionati al lavoro di cooperazione allo sviluppo con le comunità rurali non solo perché è l’occasione di metterti al servizio della gente, ma anche perché è sempre “challenging”, una sfida continua che ogni giorno ti pone di fronte a idee nuove da studiare, ostacoli da superare e dinamiche sociali i cui entrare.

Per Mugira, lavorare al CAST in questo ambito è motivo ancora più grande di soddisfazione perché in un ambiente di lavoro così ristretto è come essere in famiglia. Devo forzarlo un po’ per fargli dire cosa invece cambierebbe nel CAST: “mi piacerebbe che ci fosse più attenzione per le risorse umane”, comincia quasi sottovoce. “Sai” mi dice “l’ultimo corso che ho fatto da quando lavoro al CAST è stato nel 2009, su risparmio e credito. Anche gli stipendi mi piacerebbe fossero un po’ più alti!” A partire da queste affermazioni ci sarebbe da iniziare un’altra ora di discussione, dico a Mugira, ma è ora di andare, l’elettricità è tornata e c’è ancora la cena da preparare, per cui ringraziamo Jane per il chai e salutiamo Mugira: per l’indomani mattina c’è in programma una riunione col gruppo di agricoltori di Tsengalaweni, quelli che gestiscono l’unità di trasformazione della cassava messa in piedi dal CAST nel 2008.

Filippo De Monte
Capo progetto in Kenya per il progetto Mihogo

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