Italia e Tanzania, un’alleanza per il futuro della piccola agricoltura?

12 06 2013

sdFrank Ademba, detto Frankie, il 16 maggio è arrivato dalla Tanzania e ha trascorso con noi una settimana. Nessuno di noi conosceva Frank quando è arrivato. Marco, il nostro collega espatriato in Tanzania, l’ha contattato tramite Mviwata, l’associazione dove Frank lavora e che è partner del nostro progetto Songea. Mviwata (Rete nazionale dei gruppi contadini Tanzania) è un’associazione nazionale, articolata a livello regionale, che in Tanzania si occupa di costruire capacità, scambiare conoscenze, organizzare e supportare i contadini della Tanzania per permettere la loro partecipazione ai processi decisionali in ambito agricolo e rurale nel proprio paese e per migliorare le loro capacità di produzione e distribuzione.
Frank è Programme Officer di Mviwata, nella regione di Songea, e seppure sia molto giovane ha già un bel curriculum. Frank si occupa di ‘community development’ e non appena ci conosciamo, scopriamo di avere un sacco di cose in comune nel nostro lavoro.
Durante la settimana insieme, organizziamo con Frank delle visite ai produttori biologici del territorio: l’allevamento di capre e il piccolo caseificio di Massimo Cillo, gli ortaggi di Massimo Crugnola e Luisa Broggini. Frank è sbalordito dalla quantità (e dal costo) delle tecnologie di cui sono dotati i piccoli produttori, ma anche dalla moltiplicazione del valore dei propri prodotti che, occupandosi anche della trasformazione e distribuzione, riescono ad ottenere. Gli spieghiamo che molte di queste attrezzature, come la macchina per mungere le capre, sono obbligatorie per legge, e che gli agricoltori devono attenersi ad una infinità di norme e di burocrazia che rendono il loro lavoro sempre più difficile, e più costoso. Parliamo dei finanziamenti dell’Unione Europea, che sono sempre meno, e sempre più a vantaggio dell’agricoltura industriale. Parliamo di come l’accesso al mercato e la competizione con l’industria alimentare, per i piccoli produttori, sia molto difficile, quasi impossibile. Ma parliamo anche di come stiano nascendo nuove forme di distribuzione, definite dal concetto di ‘Community Supported Agricolture’, agricoltura supportata dalla comunità. Ed è allora che portiamo Frank a visitare un Gruppo di Acquisto Solidale, il GAS dei Laghi, e lui ci chiede ‘ma chi è il capo?’ e quasi non ci crede quando gli rispondiamo che siamo tutti volontari.
dewedVisitiamo anche l’Istituto Tecnico Superiore ‘I. Newton’ di Varese, dove Frank presenta la propria esperienza durante un incontro con i ragazzi dell’indirizzo Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale e dell’indirizzo Elettrotecnico. Carla Rossi – la mitica e instancabile professoressa con la quale abbiamo realizzato il video ‘Tutti giù per terra’, nell’ambito del percorso educativo ‘Documangiando’ – fa fare a Frank il giro della scuola e delle officine. Anche qui, un mondo di tecnologie che lo lascia a bocca aperta. Ma anche qui, gli spieghiamo che non è tutto oro quel che luccica: le aziende chiudono, e i ragazzi che escono dall’istituto fanno sempre più fatica a trovare lavoro. Il laboratorio tessile, un tempo eccellenza del nostro territorio, è ora in dismissione.
E’ stato bello confrontarci e scoprire che anche se le condizioni di partenza sono diverse, i risultati non lo sono così tanto. Che i piccoli produttori agricoli in Tanzania non hanno accesso al mercato, così come i piccoli produttori italiani. Che non c’è una politica a livello nazionale e globale che sostenga la piccola agricoltura, nonostante sia questa che nutre l’80% del pianeta e tutela le risorse come l’acqua, la terra, il suolo.
Che ai contadini tanzaniani vengono espropriate le proprie terre con qualche scusa e pochi soldi, dai governi e dall’agroindustria, mentre in Italia il cemento erode progressivamente ogni spazio destinato all’agricoltura.
Che i giovani italiani hanno abbandonato la terra da tempo, e i giovani tanzaniani lo fanno non appena hanno un’alternativa, perché la terra è per i poveri.
Frank si è reso conto che noi siamo stati per lui una visione possibile del futuro della Tanzania. Da una parte sviluppo e ricchezza, dall’altra distruzione dell’economia dei sistemi agricoli tradizionali ed esaurimento delle risorse. Si è reso conto di essere davanti a una sfida, che loro sono ancora in tempo a combattere: quella di un’agricoltura sostenibile, fatta per le persone e non per i mercati, che garantisca ai produttori un reddito dignitoso, in grado di preservare le risorse e nutrire le persone con un cibo sano. Per lui il futuro, per noi un ritorno al passato, con gli occhi del presente,  in una sfida che ci vede alleati. A Frank piacciono le sfide, e a noi anche.

Micol Cappello

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