Asili Yetu (le nostre radici)

15 07 2013

 DSCN2822_p “Sono solo pochi chilometri da qui, come per andare a Kakajuni”. Queste sono state le parole di un motociclista del posto, nel Distretto di Ganze. Invece ci abbiamo messo più di un’ora e mezza ad arrivare al luogo convenuto, a Godoma, kaya a Mrima wa Ndege. La strada è polverosa e, nel tipo di ambiente secco e senza case attorno che qui si chiama Nyika, puoi riconoscere chiaramente la siccità del posto anche durante la stagione delle piogge, caratterizzato da tantissimi arbusti e alberi a me ancora sconosciuti. Dopo sette kilometri fermiamo una donna, giusto per avere la conferma che siamo sulla giusta strada. Sta camminando dal mattino ed è diretta alla stessa cerimonia a cui siamo diretti noi. Risponde che è “proprio qui” – una tipica espressione che potrebbe significare che il posto che cerchiamo è proprio qui vicino così come potrebbe essere a più di 10 chilometri di distanza. Così continuiamo a guidare e un’ora dopo l’incontro con la donna che ci diceva semplicemente di andare sempre dritti fino al cartello Mrima wa Ndege, arriviamo, finalmente. Lì troviamo donne vestite di bianco e rosso e altre di blu e rosso, tutte indossano l’hando, il vestito tradizionale femminile Mijikenda (gruppo di etnie africane che vive per la maggioranza in Kenya.) Gli uomini portano kikoi bianchi o blu. Quelli in blu sono gli uomini più anziani, quelli in bianco sono i più giovani e lo stesso vale per le donne.
Ci si deve togliere le scarpe prima di entrare nella zona del kaya (istituzione tradizionale/religiosa dei Mijikenda. N.d.r.). Dentro ci sono delle case di paglia. Gironzolando incontriamo donne e uomini negli stessi abiti tradizionali e alcuni uomini sono occupati a macellare e sezionare delle capre per l’occasione. Appena gli anziani del kaya escono dalla capanna sacra abbiamo il permesso di scattare delle foto. L’ospite è già dentroDSCN2805_p alla capanna sacra, un posto dove solo agli anziani è permesso entrare: sta ricevendo consigli su come diventare un guerriero della comunità Mijikenda. È già lì dal giorno precedente e non ha né mangiato né bevuto niente, per prepararsi a diventare un guerriero. Se qualcuno osa entrare lì dentro o anche solo avvicinarsi, “cose cattive potrebbero accadergli”. Questi sono solo alcuni modi di promuovere la disciplina nella società. In seguito apprendo che è un Kauma*, mentre il precedente era un Digo*, mentre ancora prima era un rappresentante dei Giriama*. [3 delle 9 tribù che fanno parte del gruppo etnico Mijikenda. N.d.r.]
L’obiettivo della cerimonia è “tornare alle nostre origini” e questo è il motivo per cui l’ospite, eletto rappresentante della zona nel parlamento nazionale, deve giurare in forma tradizionale.
Riuscire a intervistare i rappresentanti locali del governo (chiefs e assistant-chiefs) è difficile: cominci a parlare con uno di loro e in pochi secondi la sua attenzione è rivolta verso qualcun altro. Ci sono anche dei gruppi di contadini con cui CAST ha già lavorato in passato. Qualcuno dedica del tempo a spiegarmi quanto sia emozionante questa cerimonia e quanto ognuno vorrebbe parteciparci. Chiedo a Julius perché i giovani come lui vegano qui. Mi risponde che è semplicemente emozionante e che non si perde mai questo tipo di eventi. Allora capisco quanto questa via potrebbe essere un sostegno al mio lavoro sul cambio dei comportamenti alimentari, ma questo è un altro discorso. Da un altro contadino – Benjamin, un membro del gruppo di agricoltori di Tsangalaweni – apprendo che questo evento è organizzato soprattutto per promuovere le pratiche tradizionali, cultura e cibi che sono stati dimenticati dalle giovani generazioni; tra i cibi, la cassava, soprattutto in forma di farina. Parlando di cultura, l’hando è portato dalle donne sulla pelle e nessun altro vestito è indossato dentro o fuori di esso, mi specifica un uomo. Le donne anziane portano i capelli raccolti nei dreads tradizionali e, come dire, che sono semplicemente belle. Jane, la nostra studentessa in tirocinio della Pwani University, ha addirittura ricevuto i vestiti ed è stupefacente!
DSCN2841_pSono fortunata a fare due chiacchiere con il Presidente del comitato dei kaya dei Mijikenda (il Dr. Munga, con un dottorato in teologia) incaricato dell’evento, che mi dice che hanno iniziato a organizzarlo per sensibilizzare la gente sull’importanza della propria cultura. Mi spiega che quando raccolgono i rappresentanti dei kaya dalla nove tribù Mijikenda succedono cose divertenti: ad esempio può capitare che quando gli uomini sono portati in hotel lussuosi, questi si rifiutino di dormire nei comodi letti, preferendo le loro stuoie stese sul pavimento, mentre il cibo che vogliono è quello tipico, preparato secondo le pratiche tradizionali. Il modo in cui cercano di sensibilizzare è l’educazione attraverso l’ascolto, così danno la possibilità di sentire le parole degli anziani, promuovendo così l’ormai dimenticata cultura. Continuando a parlare con il Dr. Munga, si scopre interessato a quello che fa CAST. Quando gli spiego del progetto Mihogo è soddisfatto, ma allo stesso tempo si chiede quanto riusciamo ad ascoltare le reali necessità dei contadini. Discutiamo della storia dell’agricoltura e di come la cassava arrivò a essere domesticata in Kenya e come alcune colture siano arrivate in Africa. Sull’argomento cibo, mi spiega della cassava, di come sia consumata come farina e di come ci si senta sazi mangiandola, più a lungo di quando mangia la polenta di mais. Mi dice di aver notato, arrivando lì, quanto fosse secca l’area e si dice impressionato nel vedere il mais tanto rinsecchito: pensa alle perdite e alla situazione che dovranno affrontare le famiglie fra 6 mesi ( e sicuramente starà anche pensando che tutto ciò avrà come conseguenza il fatto che le famiglie, per cavarsela, cominceranno a tagliare e bruciare legna per produrre carbone)
La chiacchierata mi porta a capire come alcuni cibi siano preparati tradizionalmente e senza usare l’olio da cucina. Non riesco a immaginarlo, ma lui mi garantisce che il cibo è veramente delizioso e continua a spiegarmi di come il pesce possa essere cucinato insieme a dei rametti di mango. Tornando alla cassava, mi dice che la polenta di farina di cassava può essere mangiata con verdure tradizionali come l’amaranto e la moringa e molte altre i cui nomi adesso mi sfuggono. Gli racconto di come si possano fare torte, chapatti e ciambelle.
Riporto la mia attenzione all’evento: parlo con gli incaricati della preparazione del cibo per tutti i convenuti. Chiedo dei cibi tradizionali e mi raccontano che questi sono preparati dentro al kaya per gli anziani, visto che questi non avrebbero apprezzato il riso pilau. Ma è ora di tornare a Kilifi, prima che sia troppo tardi.
Le cose da riscoprire sono ancora tante, così decido che uno di questi giorni tornerò alle mie radici!

Scholar Matheu
Antropologa del CAST a Kilifi per il progetto Mihogo

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: