Ricordare il passato per costruire il futuro

28 08 2013

La Tanzania si distingue dal resto dei paesei limitrofi africani soprattutto per la pace sociale che vi regna fin dalla sua indipendenza. Nell’arco dei sui 50 anni di storia il popolo dell’ex-Tanganika solo una volta ha dovuto abbracciare le armi per difendersi dall’attacco ugandese guidato dall’ex dittatore Idi Amin nel 1971. Nel resto dei suoi giorni il paese ha invece spesso accolto profughi da molti paesi africani in fiamme, corrosi da guerre civili e stragi fraticide.

Songea (a sinistra), capo tribù Ngoni e della rivolta del Maji Maji

Songea (a sinistra), capo tribù Ngoni e della rivolta del Maji Maji

Vi sono alcuni villaggi a est a maggioranza congolese e altri qui vicino Songea con molti mozambicani. Insomma, la Tanzania prosegue nel suo percorso multietnico che la caratterizza, soprattutto nella sua parte costiera, dove è nata la cultura e la lingua Swahili (di mescolanza araba e bantu). Il passato colonialista del paese è però segnato da un avvenimento particolare che lo caratterizza e che è fondamentale per capire la nascita di questo paese. È proprio con la dominazione tedesca di fine ottocento che nasce lo spirito unitario che portò il paese all’indipendenza nel secodo dopoguerra e Songea è stata proprio al centro di quel fatto.

Agli inizi del secolo scorso, nelle regioni del sud, i colonialisti tedeschi avevano costretto migliaia di persone a lavorare nei campi di cotone in condizioni di lavoro di semi-schiavitù. La storia racconta che proprio in quei campi, dopo l’ennesimo peggioramento delle condizioni lavorative, un gruppo di agricoltori si ribellò, dando vita alla guerra del “Maji Maji”. In breve tempo la rivolta si propagò in tutto il sud del paese e i tedeschi indietreggiarono in attesa di rinforzi: fu la prima volta che più di 40 tribù si riunirono insieme per combattere un nemico cumune. Il nome, “Maji Maji”, deriva da una pozione che uno stregone diede alle truppe insurrezionaliste, la quale doveva renderle immuni dalle pallottole e la città di Songea prende il nome proprio dal capo della tribù degli Ngoni che guidò la rivolta.
In  breve tempo, però, i tedeschi si riorganizzarono e, per stanare e sfiancare i ribelli, bruciarono tutti i campi e i raccolti.

Il museo a Songea dedicato alla rivolta

Il museo a Songea dedicato alla rivolta

Nel 1907 tutti i ribelli vennero impiccati e i tedeschi tornarono a governare la zona.
Più di un secolo è passato da quei fatti e ora il paese gode di indipendenza politica, ma non di certo economica. Sono sempre di più le terre date in mano ad aziende straniere, le quali applicano monocolture, rovinando la terra e cacciando i residenti. È questa la guerra che oggi i contadini tanzaniani devono combattere: l’indipendenza alimentare e la riappropriazione delle proprie terre.
E per chi passasse a Songea vi è proprio un museo (uno dei pochi del paese) dedicato alla guerra del Maji-Maji, sorto proprio vicino agli alberi dove furono uccisi i capi della rivolta.

Marco Bertoldi
Capo progetto in Tanzania per il progetto Songea

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One response

28 08 2013
cinzia crivellari

bellissimo! soprattutto il titolo “ricordare il passato per costruire il futuro” mi piace moltissimo, Complimenti-. ciao

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