I volti della cooperazione

18 11 2013

collaGE INTERVISTANel progetto “Sicurezza alimentare nel Distretto di Songea” sono arrivati nuovi cooperanti: Gabriele, esperto socio-economista del Cast e Serena, che sta svolgendo il tirocinio per l’Università La Sapienza di Roma in Cooperazione allo Sviluppo, oltre che in piena stesura di tesi. Entrambe staranno circa 2 mesi a Songea a lavorare al progetto. Li abbiamo incontrati insieme a William, il nostro logista in loco:

Ciao ragazzi, come va, come vi trovate a Songea?
Serena:  Molto bene,  devo dire che la dieta locale non è troppo varia, ma mi sto abituando. Songea è una città molto carina, è una dimensione interessante per chi vuole fare un’esperienza che spazi tra realtà di villaggio e cittadina.

Gabriele: Devo dire bene, fa molto caldo, ma mi sto abituando.

Mambo William, come va?
Poa! Bene, sono molto impegnato con il lavoro in questo periodo, ma direi tutto bene.

Come procedono le tue attività?
S:  Le mie attività procedono bene, lavorare con il Cast mi sta insegnando molto. Sto collaborando molto con i partner di Mviwata e devo dire che sono molto entusiasta  di aver trovato delle persone di alto livello professionale e grande disponibilità.  Questa esperienza mi permette di raccogliere informazioni e dati importanti per lo svolgimento della mia tesi riguardante il problema del land grabbing in Tanzania.

W : Il lavoro procede bene, stiamo cercando di rispettare le tempistiche, soprattutto per aprire i 2 centri di trasformazione.  Di lavoro ce n’è molto ma stiamo correndo il più possibile per portarlo a termine.

Cosa pensi occorrerebbe implementare per migliorare le condizioni di vita nei villaggi rurali del paese?

G:  Difficile dirlo con cognizione … a colpo d’occhio verrebbe da pensare che le condizioni di benessere e di accesso ai servizi siano estremamente collegate alle condizioni delle vie di comunicazione con i centri più grandi. I villaggi più remoti sembrano patire un certo isolamento che da una parte impedisce la diffusione di servizi di base, dall’altro ostacola l’avvio di qualunque attività indirizzata al commercio, dato che le possibilità ed i costi del trasporto verso i mercati principali sono enormemente più complicate e costose.  La disparità delle condizioni esistenti tra i centri principali ed i villaggi più remoti a sua volta spinge le persone più preparate a cercare opportunità di lavoro nei centri urbani, finendo per incrementare ancora più la distanza esistente e impedendo di fatto il mantenimento di servizi sanitari, scolastici di livello adeguato.

W: Sicuramente bisogna aumentare l’accesso alle risorse, soprattutto quelle idriche. Le strade poi sono un grosso problema e anche le attrezzature per coltivare i campi non sono adeguate. L’educazione nei villaggi non è all’altezza di quella cittadina e questo non fa che aumentare il divario tra città e campagne.

Che risultati avrà il progetto secondo te?

G: Credo che dipenderà molto da quale tipo di supporto potrà essere garantito ai gruppi che gestiscono le nuove infrastrutture realizzate dal progetto. I centri di trasformazione realizzati, pur rappresentando una buona opportunità per i contadini di ottenere prodotti semilavorati in villaggio, aumentandone il valore ed accorciando la filiera produttiva, sono delle vere e proprie scommesse imprenditoriali e come tali soggette a diversi rischi. Il lavoro che CAST ha svolto per includere soggetti locali, come MVIWATA e le amministrazioni pubbliche, sarà importantissimo nel fornire ai centri un supporto una volta che il progetto sarà terminato. Un ultimo investimento da parte del progetto nel lancio commerciale dei prodotti realizzati dai centri penso che permetterà di lasciare delle attività finanziariamente sostenibili e in grado di garantire benefici duraturi alle comunità.

W: L’apertura dei centri trasformazione è un ottima opportunità per aumentare le entrare degli agricoltori. Durante i seminari molto è stato insegnato e ciò ha anche rafforzato lo spirito di gruppo all’interno dei villaggi, cosa secondo me molto importante. Inoltre con i pozzi che abbiamo installato molte persone hanno accesso ad acqua potabile, questo andrebbe ripetuto in molti altri villaggi.

E tu che cosa stai imparando in questa esperienza?

S:  In questa esperienza sto imparando a rapportarmi  con persone di cultura diversa nonostante l’ostacolo delle lingua e ho finalmente avuto la possibilità di osservare una realtà , quella della Tanzania rurale e non, che è sempre  stata al centro dei miei studi universitari. Apprezzo la cordialità dei contadini e della gente di villaggio,  l’entusiasmo con cui partecipano alle iniziative che li riguardano e la loro determinazione nell’ avere quello che gli spetta. Apprezzo anche quel ragazzo in motorino che mi ha aiutata a tornare a casa , dopo aver passato circa due ore a vagare tra alberi e terra, semplicemente ricordandosi degli unici bianchi del quartiere e individuando la casa in meno di mezzo minuto. Decisamente il miglior GPS al mondo.

W:  Ho imparato molte cose, innanzitutto agricole. Ho imparato molto sull’agricoltura senza l’uso di fertilizzanti chimici, ho imparato come si scava un pozzo, sull’edilizia e ora sto imparando moltissimo sull’uso di macchinari per la trasformazione di prodotti agricoli. Devo dire che ora sono preparato su mansioni moto diverse, cio mi aiuterà anche in futuro per altri lavori, ma devo dire che la cosa più importante che ho imparato è lavorare con la gente.

Marco Bertoldi
Capo progetto in Tanzania per il progetto Songea

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One response

18 11 2013
renato bertoldi

Gran belle foto! non potevano essere più esplicite e chiare nel descrivere sia il contesto che la spontaneità delle persone del posto e dei mezzi a disposizione. Non sarebbe il caso di organizzare una mostra fotograficodocumentaristica quando torni a casa a natale? Non so ancora dove e come ma dimmi al più presto se la cosa ti può interessare che mi metto in moto. ciao

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