Largo alle colture “orfane”!

20 03 2014

GT5A2495sFervono i preparativi sul progetto Mihogo, con le prime avvisaglie delle piogge che preannunciano l’inizio delle piogge lunghe, che le previsioni del servizio meteorologico del Kenya danno per fine marzo.
È stato un mese intenso: i 23 gruppi di contadini beneficiari hanno seguito un corso sulla pianificazione delle attività agricole – curato dal nuovo economista di progetto Levis insieme a KENAFF, l’associazione dei produttori agricoli del Kenya – e si è lavorato sull’ identificazione dei fornitori delle 200 mila talee di manioca in distribuzione a partire da fine marzo – curata dall’agronoma Elizabeth.
Finalmente oggi 12 marzo, Mugira è riuscito a mettere insieme in un’unica riunione tutto lo staff di progetto e il personale di terreno del Ministero dell’Agricoltura della Sub-Contea di Ganze.
L’obiettivo era mettere le basi del piano di lavoro, per questa seconda annualità di progetto, della rete di servizi agli agricoltori che ha visto la luce lo scorso dicembre durante la formazione al KARI (vedi post di dicembre 2013) dei 45 contadini identificati dai rispettivi gruppi e 7 tecnici del ministero.
È stata la prima occasione per me per incontrare estensivamente i 6 tecnici ministeriali, dato che finora nelle mie riunioni incontravo solo il vice direttore dei servizi dell’agricoltura di Ganze, Otieno, anche lui presente oggi.
Dopo 4 ore di discussioni, sono tornato in ufficio con la sensazione di essere stato fortunato ad avere trovato dei tecnici pubblici così dedicati alla causa della manioca. Non penso siano state solo parole, altrimenti non mi sbilancerei con un post sull’argomento. Come ha ricordato lo stesso Otieno a chiusura della riunione “i servizi pubblici kenioti si sono sempre distinti per ottime capacità di programmazione, ma poverissime capacità d’implementazione dei piani!”
La realtà penso sia un’altra: da quando sono arrivato a Kilifi un anno fa, l’interesse in Kenya attorno alla manioca si sta moltiplicando con il passare del tempo e le pessime performance della monocoltura del mais nelle ultime stagioni agricole non fanno altro che spingere media e vari attori dello sviluppo rurale verso le colture “orfane” (come la manioca appunto). Gli articoli sui giornali che Paul, l’amministratore di CAST a Kilifi, mi presenta a cadenza praticamente settimanale, sono tutti volti a mostrare quanto il Kenya sia il fanalino di coda in Africa per produzione di manioca, pianta dalle quasi miracolose proprietà rispetto al mais così tartassato dai cambiamenti climatici che portano stagioni sempre meno piovose e da nuove epidemie o al sorgo, bisognoso di trattamenti antiparassitari e preda preferita di stormi di uccelli inarrestabili.
Così, mi immagino io, i servizi statali della Contea di Kilifi e in particolare di Ganze, con il progetto Mihogo e CAST pioniere dal 2007 sulla filiera della manioca, si devono sentire in qualche modo chiamati in causa come ospiti di un’esperienza pilota che può portare a sviluppi spettacolari in termini di sicurezza alimentare e accesso al mercato per i contadini.
Sempre sperando nelle piogge, su cui vi aggiornerò nel prossimo post.

Filippo De Monte
Capo progetto in Kenya per il progetto Mihogo

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