Intervista con Elizabeth Koech, una Kalenjin a Kilifi

16 05 2014

GT5A2706sNella routine travolgente dell’ultimo periodo (che dura ormai da troppo tempo, da inizio anno e mi chiedo se mai finirà) non sono riuscito a chiedere né a me stesso né a nessuno dello staff tempo extra al di fuori dall’ufficio per riprendere con le interviste ai lavoratori del CAST di Kilifi interrotte a novembre.
Questo mese tuttavia sentivo l’esigenza di far parlare attraverso questo blog Elizabeth, l’agronoma di progetto: glielo devo visto che da agosto 2013, da quando ha iniziato a lavorare al CAST, sta gestendo un crescendo di attività con gli oltre 450 agricoltori beneficiari che hanno visto il loro culmine nella distribuzione di 275 mila talee di cassava tra fine marzo e inizio aprile (vedi post di aprile). Per questo organizzo con lei un’intervista al volo prima della chiusura del lunedì sera “a tavolino”.
Elizabeth è alla sua prima esperienza di lavoro. Quando partecipò alla selezione per il posto di agronomo non aveva nemmeno la laurea in tasca e stava aspettando l’esame finale che le avrebbe dato il titolo. Grazie a un carattere deciso e all’alto livello di conoscenze dimostrato durante il colloquio, è riuscita ad ottenere il lavoro, prima per 3 mesi di prova, per poi essere confermata a novembre dell’anno scorso.
malomani 03-04_agronomyElizabeth non è di Kilifi: è arrivata qui per la prima volta nel settembre 2009, quando la commissione nazionale per l’ammissione all’università l’ha assegnata alla Pwani University di Kilifi. L’impatto non è stato dei migliori: il clima troppo caldo e la vita troppo lenta rispetto a Eldoret, la città della Rift Valley dove è cresciuta. Col passare del tempo, però si è abituata alla dimensione di grande villaggio che si respira qui e conveniamo che non è male lavorare a Kilifi, un posto per cui i turisti fanno anche migliaia di miglia per passare qui qualche giorno!
Elizabeth mi spiega di quanto si è sentita fortunata ad avere l’opportunità col CAST di lavorare per quello per cui ha studiato, cosa che non è successa a tutti i suoi compagni di studio. La decisione di studiare agraria le è venuta naturale: viene da una famiglia di agricoltori di mais e grano della Rift Valley e tutto quello che ha (compresi gli studi universitari) lo deve all’agricoltura. Le chiedo se in famiglia siano contenti della strada intrapresa col CAST, anziché tornare all’azienda di famiglia. Elizabeth mi risponde che ormai sente che la sua vita è qua e che ha il pieno appoggio del padre, fiero che stia diventando indipendente con le sue proprie forze.
Sogna (anche se lo stipendio ancora non le permette di trasformare questi progetti in realtà) di comprare un pezzo di terra a Kilifi, costruire una casa e avviare la sua azienda con qualche vacca da latte.
lwandani primary school 02-04_agronomy - CopiaNonostante questo legame con la terra, Elizabeth rimane una ragazza “moderna” (due cose che in Kenya, ancor più che in Italia, non è scontato che vadano insieme): quando riesce a staccare prima delle sei dal lavoro, ha appuntamento con la palestra, che ha iniziato a frequentare appena finita l’università e le piace andare in spiaggia con gli amici e nuotare, anche se, non essendo abituata al mare, ha paura dell’acqua profonda. È ancora lei che spinge in ufficio per una maggiore integrazione delle tecnologie informatiche (su questo spero di avere nei prossimi mesi delle novità da scrivere su questo blog) nelle attività del CAST, anche con gli agricoltori, nonostante la resistenza del resto dello staff e, soprattutto, dei nostri beneficiari al cambiamento. È stata questa la cosa più difficile da affrontare per Elizabeth quando ha iniziato a lavorare sul progetto Mihogo: si aspettava che i contadini avrebbero accolto a braccia aperte tutte le innovazioni che aveva in mente per migliorare la produzione dei loro campi, per poi invece scontrarsi con l’attitudine sospettosa se non addirittura ostile (come a Vitengeni, subito dopo alcuni casi di avvelenamento da una varietà di cassava consumata cruda) delle comunità a cui nessuna soluzione tecnica imparata all’università aveva una risposta.
Confido nella maturità e nell’intelligenza di questa ragazza di 25 anni che le permetteranno di sopportare il peso delle aspettative che pesano sulle attività di cui è responsabile e trovare delle soluzioni adeguate non solo alle esigenze tecniche, ma anche al contesto culturale. Il CAST da parte sua dà il suo contributo alla crescita di Elizabeth facendola partecipare a giugno a un corso di permacultura, approccio olistico alla produzione agricola, praticamente ancora sconosciuto in Kenya.

Filippo De Monte
Capo progetto in Kenya per il progetto Mihogo

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