Storia di Juana

16 06 2014

Questo mese vogliamo riportare la testimonianza di una donna (che abbiamo chiamato Juana, nome di fantasia) che Casa de la Mujer ci ha fornito lo scorso mese. E’ una testimonianza forte e cruda di una donna che ha avuto la fortuna di incontrare chi può aiutarla ad uscire dall’incubo di violenza e maltrattamenti subiti  a partire dai 15 anni. Questa è la storia di Juana, ma purtroppo sappiamo che è anche la storia di tante altre donne, molte delle quali non hanno la fortuna di  imbattersi in qualcuno che le possa aiutare.

Juana è una donna di 29 anni, madre di una bambina di 12 anni e uno di 5. Ci racconta che quando aveva 15 anni si è fidanzata con Pedro che allora ne aveva 18. Fin dall’inizio della relazione Pedro esercitava molto controllo su di lei, la portava a scuola e l’aspettava all’uscita. Hanno mantenuto la relazione per 8 mesi, quando lei ha deciso di terminarla. Si sentiva troppo controllata e sentiva che lui era ossessionato da lei.
Con il tempo Pedro si è fatto amico di uno dei fratelli della ragazza, e in questo modo è entrato nella casa della famiglia di lei e indirettamente la controllava e vigilava. Quando lei si è fidanzata con un altro ragazzo, Pedro è intervenuto per impedire gli incontri tra i due, è arrivato minacciare di morte il ragazzo sostenendo che la ragazza era sua.
Dopo tante vessazioni e pressioni, a quasi 18 anni la giovane si sposa con Pedro e subito dopo si trasferisce a vivere nella casa della suocera, che si rivela essere una donna violenta e aggressiva, con una forte ascendente sui figli, che vengono manipolati a suo piacimento. La relazione tra la suocera e suo marito è molto tesa e violenta e lei sembra fare di tutto per mettere i figli contro le loro mogli, arrivando anche a usare armi da fuoco.

In questo scenario la ragazza resta incinta e nasce una bambina. Vista la difficile situazione economica, Pedro decide di emigrare in Spagna. Durante la sua assenza la suocera ripetutamente accusava la ragazza di non essere una brava madre e di essere una donna di strada. Queste cose venivano riferite a Pedro, il quale dalla Spagna chiamava la moglie per telefono al fine di insultarla e maltrattarla verbalmente. Non ha mai mandato soldi direttamente a sua moglie, ma sempre alla madre/suocera.
La ragazza a un certo punto inzia ad avere crisi di panico, con sintomi tipici, come tremori e altro. Poi decide di unirsi al marito e parte per la Spagna. Là la vita era difficile, Pedro lavorava di mattina e lei nel pomeriggio, non si vedevano mai se non la dimenica. Durante il tempo insieme vivevano in continui litigi, praticamente una guerra dichiarata, con isulti, umiliaizoni e aggressioni da parte di Pedro a Juana.
Decidono a un certo punto di tornare in Bolivia dove il calvario della giovane mamma continua. Lei decide di lavorare e studiare e così ricominciano le gelosie e il controllo del marito, che sfociano in litigi con insulti e grida. Quando lei rientrava a casa Pedro era arrivato a voler annusare i suoi vestiti intimi per verificare se lei lo tradisse. A seguito di questa situazione così drammatica, la giovane si ammala di diabete e di cancro al collo dell’utero. I medici verificato che i trattamenti non avevano l’efficiacia dovuta, le consigliano di intraprendere un percorso con uno psicologo, per verificare le cause della sua scarsa collaborazione nella guarigione. Inoltre le proibiscono di avere relazioni sessuali.
Pedro, frustrato per questo fatto, diventa ancora più aggressivo, e non potendo più violentare sua moglie, si rivolta contro la figlia, ripetendole gli stessi insulti e esercitando su di lei lo stesso controllo e la stessa aggressività che esercita sulla madre.
La giovane si rivolge alla Casa de la Mujer e dopo un lungo lavoro di presa di coscienza di se stessa come persona con pieni diritti decide e trova la forza di divorziare dal marito e sta ora seguendo tutte le pratiche legali per raggiungere questo obiettivo, subendo continuamente azioni violente da parte di lui, che obbligano anche Casa de la Mujer a muoversi con molta attenzione per evitare conseguenze che possono arrivare ad essere molto gravi.

Trad. di Maura Musci
Desk del progetto Libere dalla violenza

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