Il sale della rift valley

18 04 2016

SAM_0334Grazie ad un finanziamento dell’otto per mille della Tavola Valdese il CAST, insieme alla missione dei Padri del Preziosismo Sangue, sta lavorando con la comunità di Kinhangali nella Regione Singida in Tanzania per il  miglioramento della produzione del sale da cucina. Le donne, in queste zone, producono da secoli il sale lavando le sabbie saline della rift valley e bollendo l’acqua ottenuta fino a completa evaporazione: questo processo purtroppo ha causato una massiccia deforestazione nella zona e gli alberi sono ormai spariti dal paesaggio circostante. In un ambiente così arido e con le piogge che si fanno sempre più rare e concentrate, il taglio della copertura arborea si traduce immediatamente in desertificazione che significa perdita di suolo ‘vivo’ capace di produrre qualsiasi beneficio all’uomo ed al pianeta.  La bollitura dell’acqua salata inoltre porta alla produzione di un sale impuro, ricco di elementi estranei e con un certo rischio per la salute. Per superare questi problemi il CAST ha immediatamente puntato all’utilizzo dell’energia solare per abbandonare l’utilizzo della legna da ardere, ed il conseguente taglio degli alberi, per produrre un sale puro e sicuro per la salute umana. La comunità nel villaggio di Kinhangali ha aderito con entusiasmo a questa iniziativa ed ha collaborato, durante una serie di incontri, a definire il modo migliore di procedere per l’estrazione solare del sale.
IMG_0073Da tempo infatti le famiglie, in particolare le donne, sono preoccupate della ingente perdita della foresta intorno al villaggio e ritengono che la diminuzione delle piogge ed il fallimento dei raccolti dipendano molto da questo. Per questo motivo c’è una forte motivazione ad abbandonare questa tradizione a favore di strumenti diversi. Al momento il referente del CAST in loco, Filbert Honsia, sta realizzando i primi prototipi di evaporatore solare, un semplice strumento costituito da 2 vasche cilindriche entro le quali l’acqua salata sarà fatta evaporare ed il cloruro di sodio raccolto soltanto in uno specifico intervallo di densità. Il sole sarà l’unica fonte di energia utilizzata e lo strumento potrà essere utilizzato nel cortile di casa, dalle donne che potranno seguire il processo agevolmente ed in un ambiente più accogliente rispetto alla pianura salina, caldissima nella stagione secca e resa ancora più invivibile dai fuochi per la bollitura. Una volta ottenuto il sale puro al 99% sarà anche avviato il processo di certificazione che permetterà ai produttori di vendere il sale nel mercato di Dodoma (a circa 2 ore di strada con un mezzo pubblico) a 2,000 scellini al chilo rispetto al prezzo attuale: 2,000 scellini per un secchio di 25 kg. La speranza è quella di ottenere un beneficio per le famiglie, con un reddito superiore, ed uno per l’ambiente, l’abbandono totale della deforestazione.

Gabriele Mugnai
Responsabile del progetto Sale della Rift Valley

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